lunedì 18 ottobre 2010

TV 52" da Expert

Ieri sono stato al nuovo centro commerciale della catena Expert.
Avendo aperto da poco vi si trovavano parecchie offerte con la possibilità di ottenere dei buoni d'acquisto.
E proprio per questo ho trovato una marea di gente che affollava gli scaffali del centro commerciale con tutti gli ultimi ritrovati della tecnologia (iPad annesso ovviamente). C'erano poi i reparti con gli elettrodomestici dove si trovavano i frigoriferi pensanti, le cucine robotizzate, i ferri di stiro che autostiravano, etc etc etc.
Tutti, uomini e donne, fermi a studiare e ammirare questi ritrovati della tecnologia. Poi, come al solito, c'erano i televisori: quelli lcd, quelli led, i plasma, i satellitari, i digitali, gli ultimi 3D e chi più ne sa più ne dica. Di tutte le dimensioni: 19", 22", 32", 42", 50", 52"....veri giganti della visione.
Ad un certo punto, come al solito in questi posti, stanco di girarci per più di un'ora, mi dirigo alla cassa, mettendomi ben bene in fila: avevo solo un mouse ottico per notebook da dover pagare. Improvvisamente mi giro alla mia sinistra e osservo le persone di questa fila. Uno di loro si trascina un megatelevisore di 52", forse anche più. Gigantesco davvero: lo scatolo poi che doveva contenerlo era ancora più grosso e immenso. Dietro lo scatolo seguiva la ragazza (o la moglie o la compagna) del ragazzo che trascinava lo scatolo.
Ho pensato "52"??? Che se ne deve fare di un megatelevisore a casa di tale grandezza? Gli costerà un patrimonio, sicuramente più di 1000€".
I due erano contento e gli altri della fila, compresi alcuni della mia fila, lo guardavano con gli occhi sgranati e desiderosi. Gli si leggeva in faccia "Beati lui, lo vorrei anche io quel televisore".
Ma perchè spendere tanti soldi per un megaschermo da portarsi a casa? Ne sarebbe bastato uno più piccolo, un 30" o un 32", era più che sufficiente e meno costoso anche. Ma perchè la necessità e il bisogno di avere un televisore (di questo parliamo) così grande? Che soddisfazione può dare che un televisore più piccolo non avrebbe portuto dare? Forse per la necessità di vedere un film in altissima risoluzione pixel per pixel? O per il piacere di vedere tutto il campo di calcio? O per godersi tutta la pista inquadrata dalla cameracar posta su una monoposto? E' bello si, anche fico, è godibile, ma poi? E' necessario davvero? Se non avessimo 52" di schermo saremmo più infelici forse? Potremmo essere tristi? Cosa ci da in più quel megatelevisore? La comodità di avere tutto a casa, senza più uscire? Senza andare a vedere una partita, senza andare al cinema?
Isolarsi a casa, con la propria compagna e al massimo qualche amico, e lì soli a vedere tutto quel mondo a casa.7
Questa società, questo dannato mondo con più malattie che parti sane, ci ha fatto venire la voglia di desiderare e avere megaoggetti, ipertecnologici, accessibili a tutti anche a chi ne usa solo una parte e a chi non ne avrebbe affatto bisogno. E si, perchè avere o meno un 52" non fa davvero alcuna differenza.
Una mia amica, davanti a me nella fila, mentre pagava il suo acquisto mi dice "beh si è davvero grande, però un televisore così grande ci vuole in casa, uno solo nel salone basta".
Come? perchè, perchè ci vorrebbe? Perchè la casa o la vita non sarebbe sempre la stessa senza questa megatv? Perchè, qual è la ragione per cui l'assenza di quel oggetto sproporzionato sarebbe una tristezza, una mancanza nella nostra vita? E' un oggetto, nulla +. Non ci restituisce nulla, non ci insegna nulla.
Desiderare ciò che non ci serve, desiderio solo fine a se stesso. Perchè se in questo dannato mondo non si hanno oggetti come l'iPad (eh si serve un iPad, il mondo non era così bello prima senza, il mondo è cambiato con l'entrata dell'iPad da 800€). Nessuno di loro saprebbe spiegarlo questo desiderio inutile, che ci illude di essere felici più di prima.
Così, nella sua illusione di felicità, il ragazzo paga i suoi 1000€ e passa, trascinandosi dietro quel fardello come una croce, e sorride perchè adesso è soddisfatto. Fino al prossimo acquisto.
E ripenso a mio padre, che dopo aver faticato nel dopoguerra, s'era sudato la sua 600 Fiat, il suo televisore a colori senza telecomando, bastava quello. Sudato, guadagnato e, soprattutto, meritato.

Che tristezza, quella gente non compra che 1 libro ogni 3 anni, ma a casa ha il suo megatelevisore con il quale distrarsi, pagando, senza troppo riflettere sulla realtà del mondo in cui vive.
Ed è contento così, forse quella che è solo una illusione di felicità, gli basta. Come basta a tutti quegli occhi sgranati davanti all'ultimo frigorifero di 1500€ che sforna anche i gelati artigianali già pronti.
Sono schiavi di tutto, nessuno di loro è libero. E la migliore illusione è quella che fa credere loro di essere soddisfatti con così poco...mentre pian piano i loro cervelli si addormentano.

Luca Tescione

giovedì 14 ottobre 2010

Life on Mars: 3 volte splendido!

1° Splendore

E' una delle canzoni più belle che siano mai state scritte e cantate. Specie se a interpretarla è la voce e la figura di David Bowie.
Semplicemente immenso: in una delle sue ultime apparizioni, invecchiato (ma non poi tanto), è semplicemente eccezionale. La sua figura che domina gli ascoltatori, il suo sguardo e i suoi occhi profondi che penetrano nei presenti e in chi (come me) lo rivede, la sua voce splendida che delizia i nostri sensi. Questa canzone è datata, se non erro, 1973, ma merita tutto l'onore che l'olimpo musicale possa offrirle. Perchè possiamo ascoltarla noi e chi dopo di noi.
In particolare questa sua ultima apparizione, forse per l'età e quindi l'esperienza immensa vissuta, rende questa performance perfetta! Perfetta!

Davide Bowie: Life on Mars (al Fashion Rocks)

 2° Splendore

Il testo merita di essere letto e compreso: certo non è di semplice lettura, per niente comprensibile nell'immediato. Bisogna riferirsi al tempo in cui è stata scritta, nel 1973. In rete e su Wikipedia ci sono descrizioni chiare ed esaustive al riguardo. Merita anche la traduzione in italiano.
LIFE ON MARS
(Bowie)
It's a god-awful small affair
To the girl with the mousy hair
But her mummy is yelling "No"
And her daddy has told her to go
But her friend is nowhere to be seen
Now she walks
through her sunken dream
To the seat with the clearest view
And she's hooked to the silver screen
But the film is a saddening bore
For she's lived it
ten times or more
She could spit in the eyes of fools
As they ask her to focus on

CHORUS
Sailors fighting in the dance hall
Oh man!
Look at those cavemen go
It's the freakiest show
Take a look at the Lawman
Beating up the wrong guy
Oh man! Wonder if he'll ever know
He's in the best selling show
Is there life on Mars?

It's on Amerika's tortured brow
That Mickey Mouse
has grown up a cow
Now the workers
have struck for fame
'Cause Lennon's on sale again
See the mice in their million hordes
From Ibeza to the Norfolk Broads
Rule Britannia is out of bounds
To my mother, my dog, and clowns
But the film is a saddening bore
'Cause I wrote it
ten times or more
It's about to be writ again
As I ask you to focus on

CHORUS
Dring-dring-dring......
(Mind the phone)
VITA SU MARTE 4
(Bowie)
È una piccola storia maledetta
Per la ragazza con i capelli da topo
Ma sua madre sta gridando "No"
E suo padre le ha detto di andarsene
Ma il suo amico non si è fatto vivo
Ora cammina
nel suo sogno sommerso
Verso il posto con la visuale migliore
Ed è rapita dallo schermo d'argento
Ma il film è di una noia mortale
Perché lei lo ha vissuto
dieci volte, o forse più
Potrebbe sputare negli occhi degli sciocchi
Quando le chiedono di mettere a fuoco

RITORNELLO
Marinai che lottano nella sala da ballo
Accidenti!
guarda quei cavernicoli che vanno
È la trasmissione più bizzarra
Da' un'occhiata all'Avvocato
Che dà addosso all'uomo sbagliato.
Accidenti, mi chiedo se saprà mai
Che è nello spettacolo di punta
C'è vita su Marte?

E' sulla fronte torturata dell'America
Che Topolino
è diventato una mucca
Ora i lavoratori
hanno scioperato per la fama
Perché Lennon è di nuovo in vendita 5
Guardate i topi nelle loro milioni di orde
Da Ibiza alle Norfolk Broads 6
"Rule Britannia" è stato messo al bando 7
Per mia madre, il mio cane e i clown
Ma il film è di una noia mortale
Perché l'ho già scritto
dieci volte, o forse più
Sta per essere scritto di nuovo
Perché ti chiedo di metterlo a fuoco

RITORNELLO
Dring-dring-dring......
(Il telefono)
Note: 4 "Life On Mars" è il titolo di una trasmissione televisiva inglese molto popolare degli anni '60.
          5 Cantando Bowie pronuncia "Lennon" come se fosse "Lenin".
          6 "Norfolk Broads" zona di ruscelli e laghetti dell' Inghilterra Orientale.
          7  Rule Britannia è un poema scritto da James Thomson (1700-48) e musicato da Thomas Augustine Arne, intorno al 1740, e costituisce una sorta di inno nazionale "ufficioso".

3°  Splendore
Come se non bastasse tutto ciò,  questa canzone favolosa è stata la colonna sonora di una delle più belle serie tv che abbia mai visto, cioè appunto Life on Mars (versione UK però!) andata in onda per due anni su Rai 4. Ogni stagione 8 episodi, quindi 16 in tutto. Meritano di essere visti tutti, dal primo all'ultimo, perchè sono di una dolcezza e di una sensibilità unica, grazie anche all'interpretazione dell'attore John Simm, estremamente intensa. Devo essere sincero, l'ultima puntata mi ha commosso un pò, come non mi succedeva da una marea di anni e anni. Il titolo della serie è identico a quello della canzone non per caso, ma tutto ha un senso. Non ve lo svelo per non sottrarvi il piacere della visione.
Life on Mars: serie TV

Quindi, gustatevi questi 3 splendori, 3 volte.
Per me, nella musica del dopoguerra, Life on Mars è semplicemente un vero capolavoro.
Luca Tescione

Il Sud Italia

Mi sono divertito tantissimo al cinema come non mi capitava da troppo tempo. Finalmente ho visto un bel film completo (nel senso che mi ha fatto "piangere" dalle risate e nel contempo mi ha lasciato riflettere). Beh con pochi soldi per la produzione il film ne sta ricavando tantissimo e a pieno merito. Mostra un'altra visione del Sud di Italia, zone che conosco molto bene come le province di Caserta e di Napoli, per viverci, averci studiato e inizialmente anche lavorato. Del Sud si parla sempre male: si guarda la TV e si mostra solo monnezza facendo pensare che tutto il Sud sia così; si mostrano mattanze tra clan criminali facendo pensare che tutto il Sud sia così; si vedono disonestà e imbrogli facendo pensare che tutto il Sud sia così. La televisione, al 98%, del Sud mostra solo quello che non funziona. Invece c'è anche l'altra medaglia: di quello che funziona, della cultura e dell'intelligenza delle persone e dei giovani, della gentilezza e dell'amicizia che quelli del Sud mostrano ai visitatori, la simpatia e la cordialità. Non tutto è negativo. Quindi bene venga un film, come questo, che mostra questo risvolto della medaglia.
Apri la finestra e ti svegli con il sole, con il mare, con profumi e sapori che da altre parti nemmeno ti sogni.
Eppure, come al solito di chi critica e non apprezza, ho sentito qualche voce dire "è la copia di Giù al Nord", "ma per fare un film italiano bisogna sempre copiare". Parole al vento, pensieri senza riflessioni. Beh? Se pure fosse una copia, qual è il torto? L'idea non è originale, è un remake e quindi vale du meno?
No.
Al di là di Giù al Nord il film italiano è fatto benissimo: quando esci dal cinema ti porti dentro tanta allegria, tanto divertimento e una marea di riflessioni su tutti i pregiudizi, gli stereotipi e pensi alle tante persone che per loro ignoranza mista a paura non hanno mai visto Napoli e dintorni, fermandosi a credere solo a quello che i media e i luoghi comuni hanno inculcato nelle loro menti, a questo punto molto mediocri. Questo è ciò che conta: che il film ti lasci qualcosa dentro che, quando esci dal cinema, ti riempie il cervello con ancora le immagini del film, le parole, i gesti, le scene, anche al mattino dopo. Allora quel film acquista valore e peso nel tempo, al di là della sua provenienza. Il resto rimangono solo parole vuote di chi si compiace della sua critica senza denotare alcuna riflessione.

D'altro canto, però, è anche vera la versione di Saviano: bisogna denunciare la criminalità, gli affari sporchi come i solfi sporchi di sangue, denunciare tutto ciò che non va, tutto quello che rovina quegli splendidi posti. Non soffermarsi solo a elogiare il Sud, ma anche a denunciare in modo violento ciò che non va, ciò che rovina l'idea di Sud.
La nostra responsabilità è quella di parlare del bene e del male di tutte le cose, mai solo guardare a un lato della medaglia chiudendo un occhio sull'altro.
In questo modo noi che siamo del Sud faremo il nostro dovere per aiutare a migliorare almeno un pò le condizioni dei nostri territori.

Luca Tescione

mercoledì 13 ottobre 2010

6 miliardi di mondi invisibili

Proprio ieri, qui a Roma, c'è stata un'aggressione in metropolitana alla fermata Anagnina della linea A.
L'articolo spiega cosa sia successo, riportandone anche il video delle telecamere a circuito chiuso della metro. Beh ... il video è chiarissimo e parla da solo.

Rifletto, per l'ennesima volta, su  tutte quelle persone che passavano nella metro proseguendo oltre la donna, stesa a terra dal pugno del ventenne pregiudicato. Escono in massa dalla metro, oppure ci entrano, e comunque in entrambe le direzioni nessuno si ferma. Mi sono sentito dire (e non è la prima volta che ascolto queste parole) "vabbè poteva essere una drogata o qualche senzatetto e la gente andando di fretta non si sarà fermata per questo". Si tenta insomma di giustificare sempre le non azioni, il non intervento, il mancato aiuto degli altri. Ma che vuol dire che se è una drogata non la si aiuta? Se una senzatetto nemmeno? Non è una giustificazione anzi, è una colpa ancora più grave l'indifferenza delle persone. Perchè non ha valore quella ragazza stesa a terra? Vale meno di noi? Anzi vale ancor meno delle nostre faccende quotidiane?  Può mai essere che i nostri impegni quotidiani, i nostri problemi giornalieri, i nostri appuntamenti, le nostre cose ci condizionano a tal modo dal prendere il sopravvento anche sul semplice gesto di  fermarsi a guardare giusto qualche minuto la persona stesa a terra? Perchè di questo si tratta: sembra che la persona in quanto tale non abbia valore o ne abbia di meno rispetto a tutto ciò che dobbiamo fare nella nostra giornata. Da più parti si dice che la gente ha paura a fermarsi non sapendo chi ci si trova davanti: che male può fare una donna stesa a terra? Può mai aggredirti o infilzarti con una siringa  mentre la si sta guardando?
E poi certo non è detto che se qualcuno si fosse fermato a guardare la donna l'avrebbe poi aiutata: avrebbe osservato solo per il piacere di osservare, per curiosità, e oltre l'indifferenza sarebbe arrivata anche la stronzata di riprenderla con il cellulare per mettere su youtube o su qualche blog.
Mondi invisibili: ce ne sono almeno 6miliardi. Ognuno si è costruito un mondo invisibile, ogni giorno se lo porta dietro vivendo la sua quotidianità con i paraocchi, al di fuori di questi non c'è spazio e tempo per nessuno. Forse non c'è nemmeno l'idea che esista qualcun altro e che, per il solo fatto di esistere, possa aver bisogno di noi.
Allora quando cammino per strada, quando viaggio quotidianamente quando, insomma, sto in mezzo agli altri rifletto su coloro che mi circondano. Prima trovavo spessissimo solo mediocrità e banalità, ora ci trovo anche il vuoto di personalità, l'indifferenza delle persone che le rende oggetti e non più essere umani.
Certo non tutti sono così, per fortuna ci sono le eccezioni. Ma questa fortuna è troppo poco, perchè l'eccezione non deve essere la regola. Le persone non dovrebbero essere così. Cosa costava a tutte quelle persone fermarsi, osservare la donna a terra, capire che aveva bisogno di aiuto, chiamare la polizia, provare ad avvicinarsi e, grande gesto (ironicamente) capire se avesse bisogno di aiuto? Lo si sarebbe capito subito e forse qualcuno ci si è avvicinato tanto da capirlo, ma nessuno comunque ha fatto nulla.
La colpa è di tutti loro, e di molti di noi (qualcuno di mia conoscenza avrebbe avuto lo stesso comportamento) che avrebbe fatto lo stesso andando via. Troppe le cose da fare in giornata, tutte troppo importanti.
Consideriamo poi che molte di queste persone magari sono credenti, praticano la chiesa, si rivolgono con odio ai musulmani, tutti a parole e a ideologie sono maestri. Nei fatti un semplice gesto lo fanno diventare preziosissimo nel trovarlo. Mentre guardavo il video aspettavo con trepidazione l'"eroe" che si sarebbe fermato ad aiutare quella ragazza di 32 anni aggredita. Ma non ho trovato nulla, nessuno se ne è importato. Nemmeno di una ragazza.
Alla fine la nostra esistenza su questo mondo è di breve durata, passeremo senza che molti se ne accorgano, come se fossimo noi quelli stesi a terra nell'indifferenza generale. Almeno noi dovremmo provare a fare qualcosa per gli altri. Ma non abbiamo tempo, le nostre cose sono troppo importanti. Ma per chi?
L'unica cosa importante non è stata fatta e la giornata di quelle persone in viaggio nella metro è passata come tutte le altre, uguale ai giorni precedenti.
Ma forse non hanno nemmeno il tempo per riflettere su questo!

Luca Tescione

martedì 12 ottobre 2010

Le camere a gas del Moffa

Articolo di Repubblica:
Il docente insegna all'Università di Teramo. Così si legge nel suo blog: "Il master edizione 2009-2010 chiude il suo corso in bellezza: una lezione sul tema-tabù del mondo accademico, la questione della Shoah, della difesa del suo dogma da parte della Inquisizione del III millennio, e del suo uso politico nel complesso contesto della "guerra infinita" del Vicino Oriente".
Questo è il video -->  http://tv.repubblica.it/cronaca/le-lezioni-di-claudio-moffa-il-prof-negazionista/54213?video

Beh che dire? Avrei molto da dire, ci sarebbe molto da dire, molti potrebbero dire e hanno già detto riguardo le teorie di questo professore. Negare un fatto (perchè di questo si tratta in sintesi la Shoah) di questa portata, la realtà storica di pochi anni fa (non ancora poi così lontani) costituisce davvero uno sforzo mentale non indifferente. Affermare infatti che le camere a gas non potevano essere adibite per uccidere le persone ma a disinfestare gli abiti degli ebrei concentrati, beh è davvero leziosa. Nonostante i processi (vedesi Heichmann), nonostante le testimonianze, nonostante i filmati e tante altre prove, per il Moffa (non lo fregiamo del titolo professore) non è sufficiente, forse è pure un falso. Tutte cose false. Il peggio di tutta questa storia è che lui insegna in un master e, quindi, ha degli studenti che lo ascoltano. Cosa pensano questi? Nessuno si è alzato e urlargli contro le sue affermazioni? Nessuno se ne è andato via, tutti l'hanno seguito questo corso? O nello specifico hanno seguito l'ultima lezione del master senza batter ciglio? Cosa hanno pensato? Hanno riflettuto sulle teorie del Moffa? Certo che nel mondo digitale, della globalizzazione, della tv lobotizzante, beh chissà cosa penseranno questi ragazzi che andranno in giro per il mondo, chissà quali idee malsane si porteranno dietro. Moffa passerà, spero per sempre, questa nuova generazione mi preoccupa invece non poco, perchè occuperà i posti sociali. E ciò è davvero un pericolo.
La cosa utile che possiamo fare è ricordare e testimoniare la Shoah, oramai indirettamente visto che non l'abbiamo per fortuna vissuta, ma possiamo portare con noi le riflessioni, le letture, le testimonianze di chi ci ha insegnato cosa può fare l'uomo.
Uno dei libri più belli che ho letto in assoluto è "I sommersi  e i salvati", uno dei libri che ho riletto due volte nel giro di pochi mesi. E dovrebbe essere riletto più volte, perchè è il libro che meglio realizza il concetto di Riflessione, sempre nuova e ulteriore, ogni volta che lo si rilegge.
La migliore risposta al Moffa, il mio contributo affinchè non si dimentichi, affinchè si insegni ai ragazzi quello che è stata la realtà storica, gli errori da non commettere più, la posso dare con questo filmato.
Per non dimenticare, per imparare, per riflettere contro tutti i falsi Moffa:

Primo Levi: parte I

Primo Levi: parte II

Camilo Cienfuegos

lunedì 11 ottobre 2010

Perchè riflessioni, perchè indipendenti

Punto 1: riflessioni
Tutti pensano ma pochi riflettono. E' questo il punto di partenza di questo blog, nel suo primo post. Dipende da cosa pensa la gente: si può pensare qualsiasi cosa, su qualsiasi argomento, ma non scendere in prondità in nessuno di questi pensieri. Scendere in profondità di questi pensieri è proprio riflettere: approfondire gli argomenti, vederne il bicchiere mezzo vuoto ma anche mezzo pieno, considerare tutti i punti di vista, avere delle proprie idee nel merito. Non è banale, non è di poco conto questo lavoro, ma riflettere è ciò che ci distingue, che ci eleva, che ci migliora, che non ci fa fregare

Punto2: indipendenti
Le riflessioni sono nostre, devono essere esternate, e soprattutto non banali. I pensieri possono essere banali non le nostre riflessioni, nostre e solo nostre. Indipendenti dalle convenzioni sociali, dal mondo che ci circonda, dallo stile di vita che ci si costringe ad avere. Anche questo è difficile, ma qui ci proveremo ad esprimerle.

Camilo Cienfuegos